venerdì, 06 novembre 2009

QUEI MURI APPESI AI CROCEFISSI

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Gesù è stato giudicato - duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la "giustizia" di allora. Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell´Innocente massacrato dalla "giustizia umana" viola la libertà religiosa. E´ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l´immagine di quel loro "errore giudiziario" o meglio di quella loro orrenda ingiustizia). Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici. La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo. Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa. Stando a questa sentenza, l´esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l´ora di religione cattolica) sono di per sé un "attentato" alla libertà altrui. I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell'arte e dell'architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia. Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato - stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola "italia" significano "isola della rugiada divina": vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l´Inno nazionale che richiama a Dio? Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l´aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane - come spiegava Franco Rodano - è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle? Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, "se un crocifisso in un´aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che `incombe´ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall´autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell´uomo disporrà l´abbattimento di entrambi?" Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa? Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell´uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana? La stessa Costituzione italiana - fondata sulle nozioni di "persona umana" e di "corpi intermedi" (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico? E l´Europa?

L´esistenza stessa dell´Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l´Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico. Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c´è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento - nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea. Odiavano l´innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell´uomo (oltreché della cultura cristiana dell´Europa e della civiltà). Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta "guerra dei crocefissi" con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l´immagine di Gesù crocifisso. Non sopportavano quell´ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa. Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell´uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso? Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando - negli anni Ottanta - vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: "Non togliete quel crocifisso" fu il titolo del suo articolo.

Scriveva: "il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E´ l´immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l´idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (...) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano".

La Ginzburg proseguiva: "Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo... prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola".

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. "Il crocifisso fa parte della storia del mondo", scrive la Ginzburg. Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: "Questi muri appesi ai crocifissi...". Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo. Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine - come accade in Arabia Saudita - potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante. - Antonio Socci -

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mercoledì, 04 novembre 2009

Come il sale..


saleuna volta un re che rispondeva al nobile nome di Enrico il Saggio. Aveva tre figlie che si chiamavano Alba, Bettina e Carlotta. In segreto, il re preferiva Carlotta. Tuttavia, dovendo designare una sola di esse per la successione al trono, le fece chiamare tutte e tre e domandò loro: "Mie care figlie, come mi amate?".
La più grande rispose: "Padre, io ti amo come la luce del giorno, come il sole che dona la vita alle piante. Sei tu la mia luce!".
Soddisfatto, il re fece sedere Alba alla sua destra, poi chiamò la seconda figlia. Bettina dichiarò: "Padre, io ti amo come il più grande tesoro del mondo, la tua saggezza vale più dell'oro e delle pietre preziose. Sei tu la mia ricchezza!".
Lusingato e cullato da questo filiale elogio, il re fece sedere Bettina alla sua sinistra. Poi chiamò Carlotta. "E tu, piccola mia, come mi ami?", chiese teneramente. La ragazza lo guardò fisso negli occhi e rispose senza esitare: "Padre, io ti amo come il sale da cucina!".
Il re rimase interdetto: "Che cosa hai detto?".
"Padre, io ti amo come il sale da cucina".
La collera del re tuonò terribile: "Insolente! Come osi, tu, luce dei miei occhi, trattarmi così? Vattene! Sei esiliata e diseredata!".
La povera Carlotta, piangendo tutte le sue lacrime, lasciò il castello e il regno di suo padre. Trovò un posto nelle cucine del re vicino e, siccome era bella, buona e brava, divenne in breve la capocuoca del re.
Un giorno arrivò al palazzo il re Enrico. Tutti dicevano che era triste e solo. Aveva avuto tre figlie ma la prima era fuggita con un chitarrista californiano, la seconda era andata in Australia ad allevare canguri e la più piccola l'aveva cacciata via lui...
Carlotta riconobbe subito suo padre. Si mise ai fornelli e preparò i suoi piatti migliori. Ma invece del sale usò in tutti lo zucchero.
Il pranzo divenne il festival delle smorfie: tutti assaggiavano e sputavano poco educatamente nel tovagliolo.
Il re, rosso di collera, fece chiamare la cuoca.
La dolce Carlotta arrivò e soavemente disse: "Tempo fa, mio padre mi cacciò perché avevo detto che lo amavo come il sale di cucina che dà gusto a tutti i cibi. Così, per non dargli un altro dispiacere, ho sostituito il sale importuno con lo zucchero".
Il re Enrico si alzò con le lacrime agli occhi: "E il sale della saggezza che parla per bocca tua, figlia mia. Perdonami e accetta la mia corona".
Si fece una gran festa e tutti versarono lacrime di gioia: erano tutte salate, assicurano le cronache del tempo.

"Voi siete il sale della terra" (Matteo 5,13).

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martedì, 03 novembre 2009

"AMAREZZA" E PERPLESSITA' PER IL NO DELL'EUROPA AL CROCIFISSO ESPRESSA DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA



crocifisso01gCon “amarezza” e soprattutto “perplessità” la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha ricevuto la sentenza del Tribunale europeo per i Diritti Umani che ha condannato questo martedì l'Italia per il fatto di collocare crocifissi nelle scuole. Un comunicato stampa emesso dall'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, in base a una prima lettura, rileva nella sentenza “il sopravvento di una visione parziale e ideologica”. Il caso era stato sollevato alla Corte di Strasburgo da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Secondo la sentenza di Strasburgo, il Governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di 5.000 euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. Il tribunale considera che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche costituisca una violazione della "libertà di religione degli alunni". Secondo la CEI, questa decisione “suscita amarezza e non poche perplessità”. “Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale – aggiunge il comunicato –. Non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come 'parte del patrimonio storico del popolo italiano', ribadito dal Concordato del 1984”. “In tal modo, si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali, mentre non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche”, sottolinea il testo. Monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Commissione episcopale Ecumenismo e dialogo della CEI, ha affermato in alcune dichiarazioni alla Radio Vaticana che il Tribunale europeo ha una visione inappropriata della laicità. “La laicità non è l’assenza di simboli religiosi, semmai la capacità di accoglierli e di sostenerli”, ha dichiarato. Secondo il presule, la presenza del crocifisso è un aiuto per ricordare ai bambini e ai giovani valori fondamentali. “Di fronte al vuoto etico, morale, che spesso noi vediamo anche nei nostri ragazzi, pensare di venire in loro aiuto, come dire, facendo tabula rasa di tutto mi pare davvero miope, anche perché presuppone una concezione di una cultura che è libera solo nella misura in cui non ha nulla, o che ha solo ciò che resta sradicato da ogni storia, da ogni tradizione, da ogni patrimonio. Tanto più che le nostre piazze, le nostre strade sono stracolme di Crocifissi”. “Non credo ci sia nessuno che pretenda di distruggere i simboli religiosi nelle piazze, nelle strade, nei crocicchi perché ledono la libertà di religione di qualcuno”, confessa. “Preferisco allora quella civiltà mediterranea che vedeva nelle città, e ancora oggi l’abbiamo, la presenza di simboli, di segni di altre religioni. Quando Paolo VI ebbe qualche difficoltà quando si trattò di costruire una moschea a Roma, disse: 'E’ un grande segno di civiltà'”. “Credo che la grande battaglia che noi dobbiamo fare è che la Croce mostra, come dire, l’umiliazione da cui ancora oggi tanti giusti, tanti poveri vengono schiacciati: è un ricordo di cosa accade all’uomo quando la giustizia non viene rispettata e semmai qui emerge un valore di gratuità, quella gratuità di cui tutti abbiamo bisogno a qualsiasi fede apparteniamo. In questo senso, c’è una dimensione anche di peso culturale ed educativo che io credo sia davvero irresponsabile voler cancellare”, osserva monsignor Paglia. Dal canto suo Giuseppe Dalla Torre, rettore della Libera Università Maria SS. Assunta (LUMSA) di Roma, ha riferito al servizio informativo della CEI, SIR, che l'argomentazione del Tribunale rappresenta un “ragionamento viziato sul presupposto che il crocifisso possa costringere ad una professione di fede, mentre esso è un simbolo passivo, che cioè non costringe in coscienza nessuno”. “Prima ancora di essere un simbolo religioso – spiega Dalla Torre –, il crocifisso esprime la nostra cultura e identità. Abbiamo bisogno di elementi che facciano mantenere coesa la società intorno a valori tradizionali e fondanti”. Questo, precisa il rettore della LUMSA, “è peraltro il ragionamento che ha portato a numerose decisioni di giudici italiani che mi appaiono ancora del tutto condivisibili. Se il crocifisso non fosse anzitutto un simbolo culturale – e quindi non coercitivo per alcuno – dovremmo togliere tutte le croci presenti sulle nostre strade e piazze e questo sarebbe veramente ridicolo”. Secondo quanto ha dichiarato il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, il Governo italiano ricorrerà contro la sentenza emessa dal Tribunale europeo per i Diritti Umani. - Zenit -

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lunedì, 02 novembre 2009

2 Novembre Commemorazione dei Defunti


thumb_Madonna_del_Carmelo_8Il 2 novembre è il giorno in cui la chiesa ricorda tutti i defunti di tutti i tempi. Con il Battesimo siamo morti e risorti in Cristo, è questo ci dà la certezza che un giorno anche noi potremo contemplare il Suo Volto. Per molti è difficile credere
alla vita del cielo oggi siamo legati troppo alla materia, quindi non riusciamo sempre a cogliere l’essenza spirituale della vita, la morte viene vista come fine dell’esistenza di una persona, oppure siamo in una continua ricerca, avvolte ci illudiamo di trovare un contatto con chi non c’e più passando da maghi cartomanti ecc. Mentre per il cristiano la morte per quanto dolorosa per chi rimane, sa che è un passaggio, dalla vita materiale ad una vita spirituale. La chiesa ci insegna che in Cristo vive chi ci ha preceduto e lo incontriamo in ogni celebrazione Eucaristica, dove il cielo e la Terra si incontrano in Cristo Morto e Risorto per Noi.
 

Disse Gesù a Santa Gertrude: "Per liberare 1000 anime del Purgatorio prega, prega per amore così:

Eterno Padre, ti offro il Preziosissimo Sangue di Gesù,
in unione con le Sante Messe celebrate oggi in tutto il mondo,
per le anime sante del Purgatorio,
per i peccatori di tutto il mondo, della Chiesa universale, della mia casa e della mia famiglia. Amen
."
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domenica, 01 novembre 2009

Festeggiare tutti i santi...



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Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore.
I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze.

 


Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro.

È Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio.
È con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre.

Ti lodo, Signore

Ti lodo, Signore, per i poveri di spirito,
che ci ricordano
che tu sei l’unica vera ricchezza dell’uomo.
Ti lodo per i pacifici e i pacificanti
che lottano perché la terra sia la casa comune
dove tutti si sentono accolti e amati.
Ti lodo per coloro
che hanno fame e sete della tua gloria,
perché ci ricordano
che, se non riconosciamo il tuo amore,
non riusciamo neppure
a rispettarci vicendevolmente
e a vivere amando.
Ti lodo per coloro
che sanno fare spazio nel loro cuore
a tutti i miseri del mondo, ai profughi senza casa,
ai bimbi senza affetto,
ai vecchi dimenticati dai parenti,
agli ultimi senza dignità;
essi ci ricordano
che nel tuo cuore c’è spazio per tutti!
Ti lodo per i puri di cuore,
riflesso umano della tua santità.
Essi ci dicono che tu non sei un’idea.
Tu sei cuore che ama e chiede amore!
Che anche io ti possa amare Signore!
Allora saprò che anche il mio nome
è scritto sul palmo delle tue mani.

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sabato, 31 ottobre 2009

Halloween? No grazie, Holyween







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postato da: larosadigerico alle ore 13:41 | link | commenti
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giovedì, 29 ottobre 2009

NON TUTTI QUELLI CHE SONO FEDELI AMANO, MA TUTTI QUELLI CHE AMANO SONO FEDELI!!!!!

INNAMORATI
 

 

Non tutti quelli che sono fedeli amano, ma tutti quelli che amano sono fedeli. Non mi si racconti che ci puo' essere amore se non c'è fedeltà. La fedeltà non è una questione di concetti, di belle canzoni o melenserie, è questione di scontro con la difficoltà. La fedeltà si vede nel momento della difficoltà. Per leggere la propria vita, non basta capire se una cosa è lecita oppure no. Se noi facciamo ciò che è lecito, probabilmente possiamo fare una serie di cose che non sono mai atto di amore. Perché l'amore non è "lecito o illecito", l'amore è molto oltre la legge. E' lecito che io non risponda a una certa richiesta? Ok, è tuo diritto e non lo fai. Però l'amore ti chiederebbe di fare ben altro, l'amore non è nel campo delle cose che sono semplicemente lecite, ma va ben oltre il dovuto. Quando fra me e te quello che regola il tipo di rapporto è ciò che è lecito e ciò che non è lecito, vuol dire che siamo già arrivati al capolinea finale, il nostro non è più un rapporto, è una regola.

 

Gesù Cristo propone un'altra prospettiva.
E la proponiamo a tutti, noi per primi. Per capire i nostri matrimoni, perché tutti quanti siamo chiamati a relazioni di fedeltà, a relazioni in cui avremo sempre un miliardo di scuse per ripudiare il prossimo. Ma c'è un'altra sorgente per la vita. Dal principio, dall'inizio della creazione, Dio ha un altro progetto, ha una prospettiva. Ha un disegno. Noi siamo chiamati a qualcosa che è bellezza. C'è un disegno di Dio sulla nostra vita. Se io le cose le vivo come "lecito o illecito" le vivo in maniera fredda, statica. Se c'è un disegno di Dio, allora i difetti di un coniuge diventano parte della mia avventura per imparare ad amare, per imparare l'arte di essere cristiano, di assomigliare al Signore Gesù. E quando vuoi amarlo un coniuge se non quando sbaglia? Lo ami quando è perfetto, simpatico, gradevole, commestibile, puntuale, utile? Ma quando è che le persone devono amare gli altri? Quando sbagliano, quando sono poveri, quando c'è da coglierne la fragilità! Se l'altro ha diritto all'estensione del mio affetto, solamente in quanto se lo merita, io non so amare. Io sono un pezzo di marmo, ho un cuore che è un sasso. Non c'è l'immagine di Dio in me che splende, ma l'ho offuscata sotto una durezza di cuore che mi ha cancellato la parte nobile. L'amore consiste nel perdono, come si puo' amare senza perdonare? E soprattutto come si puo' stare in relazione con chiunque senza perdonarlo? Siamo tutti fragili, poveri, e infatti qui si stratta di farsi bambini, piccolini. C'è una forma di stare nella vita da bambini, cioè come chi deve sempre imparare qualcosa di nuovo. E ho da imparare dalle difficoltà, dalle tribolazioni, dalle delusioni, da tante cose che mi succedono... se l'altro, in qualunque rapporto mi si ponga, se l'altro è in funzione della mia realizzazione, in funzione di ciò che mi serve ed è lecito, quell'altro sarà sempre insufficiente. Se c'è un piano di Dio.. ecco io ho da imparare questo piano giorno per giorno, come un bimbo che sta di fronte a un Padre Celeste che gli sta rivelando il segreto.. perché il segreto della vita non è essere belli, forti, affermati, panciuti e sereni.. il segreto della vita è arrivare ad aver amato. E' tirare una riga nella propria esistenza e potersi dire: sono stato fedele a qualcuno. Al Signore Gesù Cristo innanzitutto, e poi a chi mi ha messo il Signore sulla strada. - Don Fabio Rosini - [Innamorati di Maria] -

postato da: larosadigerico alle ore 21:37 | link | commenti
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mercoledì, 28 ottobre 2009

Indulgenza plenaria pe i defunti

Possiamo acquistare a favore delle anime del Purgatorio l'indulgenza plenaria (una sola volta) dal  mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto a tutto il giorno successivo vistando una chiesa e recitando il Credo e il Padre Nostro. Sono inoltre da adempiere queste tre condizioni:
·       confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l'esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.
·       comunione eucaristica
·       preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro e Ave Maria

La stessa facoltà alle medesime condizioni è concessa nei giorni dal 1° all' 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti
postato da: laralara alle ore 13:14 | link | commenti (1)
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martedì, 27 ottobre 2009

STORIA DI UNA RANOCCHIA UTILE ANCHE PER NOI....

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Immaginate una pentola piena d’acqua fredda in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia. Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola e l’acqua si riscalda molto lentamente. L’acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole, continua a nuotare. La temperatura dell’acqua continua a salire. Ora l’acqua è calda, più di quanto la ranocchia possa apprezzare, si sente un po’ affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa. Ora l’acqua è veramente calda e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole, ma è molto indebolita, allora sopporta e non fa nulla. La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire.
Se la stessa ranocchia fosse stata buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola.
Ciò dimostra che, quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando.
Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20, 30 o 40 anni fa, sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura completamente indifferente la maggior parte delle persone. Nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Le nere previsioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare delle condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche. Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono più in grado di distinguere le cose…Quando ho parlato di queste cose per la prima volta, era per un domani……Ora è per oggi !!! Coscienza o cottura, bisogna scegliere!

Allora se non siete, come la ranocchia, già mezzi cotti, date un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi.

- di Oliver Clerc - atempodiblog -

 
postato da: larosadigerico alle ore 20:12 | link | commenti (1)
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domenica, 25 ottobre 2009

Trova il tempo di pensareMadre-Teresa-Calcutta-57-710117
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.


(Madre Teresa di Calcutta)
postato da: ladrodipensieri alle ore 17:52 | link | commenti (1)
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Utente: larosadigerico
una donna semplice...xche rosadigerico...La rosa di Gerico é una pianta che mostra un istinto alla vita, davvero formidabile...Quando vengono a mancare le condizioni x il suo normale sviluppo,ha la capacità di avvolgersi su se stessa prendendo le sembianze di un "cavolo secco" i ramoscelli si accartocciano fino aformare un globulo di colore marrone. In caso di pioggia improvvisa,anche a distanza di molti anni dal disseccamento i ramoscelli si svolgono completamente, riacquistando il colore verde brillante LA LEGGENDA NARRA che la Vergine Maria, durante un suo viaggio a Nazareth,abbia utilizzato la pianta x dissetarsi .In quell' occasione Maria abbia benedetto la rosa di gerico donandole vita eterna.Potrebbe essere solo una leggenda, ma chi si trova davanti alla meraviglia di questa pianta rimane, esterefatto dinanzi a questo miracolo. IL SIGNIFICATO: la rosa di gerico e considerata il simbolo dell'amore, della vita eterna, della pace. Mi piace le caratteristiche di questa pianta, ma forse xché mi ci rispecchio nel "cavolo secco" prima dell'intervento di Maria e di quella pioggia di acqua Viva che é suo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, e che mi augoro non mi venga mai a mancare...

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